Sgrana il giorno
in un rosario di marzo
che dalle mie mani scivola,
inciampa in un ricordo di sale attorno agli occhi,
urta il dolore mai sopito in fondo al cuore.
Poi cade, sguscia, si dimena, precipita a terra.
Vedo un filo che si spezza e quindici perle del rosario
che come biglie saltano, volano, ruotano, rimbalzano.
Urla forte il grido di una sommessa sommossa.
Osservo e sento lo strappo netto di quel filo
a unire i quindici grani,
a scandire la recita di una preghiera.
Quindici come gli anni che li hanno tenuti insieme,
come il tempo che non ha smussato gli angoli del silenzio.
Perle di rosario.
Ora le vedo, le osservo, le sento correre e saltare,
ognuna libera di spiccare il volo
cercando luce riflessa in vita.
Poi, oltre il forse che non so,
potrei inventarmi altro amore
che sulle mani fermi il freddo dell’assenza.
A zio Mario
29 maggio 1948 – 26 marzo 2011
26 marzo 2026
